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Sonette a matriperlas (organetto diatonico)

Lo strumento indica nel suo nome sardo i caratteristici tasti, o bottoni, un tempo di madreperla (matriperlas).

L'organetto, inventato e ancora oggi costruito fuori dalla Sardegna, arrivò nell'isola nella seconda metà del 1800 la sua diffusione fu tale da sostituirsi, quasi completamente, a diversi strumenti autoctoni (launeddas, benas, ecc.)

 

(passu) (danza) (bicchiri)

Sonette a bucca (armonica a bocca)

Il nome deriva dalla tecnica di suono che consiste nel far vibrare le ance interne allo strumento attraverso l'emissione di fiato del suonatore. Anche l'armonica a bocca, inventata e costruita fuori dalla Sardegna, ha trovato ampia diffusione in tutta la regione sin dalla fine dell'800 per l'esecuzione della danze tradizionali.

Chitarra

La chitarra suonata in Sardegna dagli anni '40 in poi è prevalentemente il modello "folk".

Questo modello, usato in Sardegna per l'accompagnamento dei canti e delle danze tradizionali, è caratterizzato da una cassa di risonanza di grandi dimensioni.

Antichi documenti e testimonianze attestano la presenza della chitarra in Sardegna, con i suoi diversi modelli, sin dal XVI secolo.

Triangulu (Triangolo)

Lo strumento prende il nome dalla sua forma: è, infatti, costituita da una verga di ferro forgiata a triangolo che, tenuta sospesa con una mano mediante una cordicella, viene percossa con una bacchetta dello stesso materiale.

Trunfa (scacciapensieri)

Sa trunfa è costituita da una sottile lamina di acciaio fissata al centro di un telaio, anch'esso di metallo.

Il telaio, di forma tondeggiante, si allunga creando due estremità parallele all'ancia che servono a trattenere lo strumento tra i denti in modo da poter far vibrare la lamina con un dito.

Benas 

La bena è un antico è un antico strumento musicale dal quale discenderebbero le launeddas, lo strumento più rappresentativo del repertorio tradizionale sardo.

Un reperto archeologico - il bronzetto ittifallico di Ittiri, risalente al VI secolo a.C. - riproduce un suonatore che soffia in un flauto a tre canne che potrebbero essere le launeddas o le benas.

Tutte le varianti, lunghe tra i venti e i trenta centimetri, sono costruite con una o più segmenti di canna stagionata incastrati l'uno nell'estremità inferiore dell'altro.

La bena ha un imboccatura, con un'ancia battente assottigliata ad un punto tale da ottenere la tonalità desiderata, che viene incastrata dentro un tubo leggermente più grosso che presenta tre fori per le dita nella parte anteriore e uno in quella posteriore.

Oltre alla bena semplice esistono esemplari di bena a due e tre canne con imboccatura, delle quali una sola con i fori per le dita.

Altre varianti di bena semplice presentano, con la funzione di modificarne il suono, un corno bovino (bena cun corru) o una zuppa essiccata (bena cun cruccuriga).

 

bena  bena doppia  bena cun corru

Prattu o affuente

S'affuente è un piatto di ottone lavorato a sbalzo, custodito ancora oggi in diverse chiese dove veniva usato per la raccolta delle offerte o durante alcuni riti, in particolare quelli della Settimana Santa (in occasione de s'iscravamentu vi si ponevano i chiodi e gli attrezzi utilizzati per la deposizione del Cristo dalla croce).

Tradizionalmente lo si utilizzava come strumento chiedendolo in prestito al sacerdote, nei casi in cui non era possibile permettersi per motivi economici un suonatore.

Il piatto si suono, tenendolo in posizione verticale, percuotendo e raschiando il fondo con una grossa chiave di ferro.

Tumbarineddu

Su tumbarineddu è uno dei più piccoli tamburi esistenti al mondo.

E' costituito da un segmento di canna, della lunghezza di 10-15 centimetri, chiusa ad una delle estremità con una membrana di intestino essiccato di bue.

La membrana, tesa e legata alla canna con dello spago impeciato, viene percossa con i polpastrelli delle dita. Chiudendo e aprendo, davanti all'estremità aperta del corpo, la mano che regge lo strumento può essere leggermente modulato il suono.

Pipiolu (flauto a becco)

Questo strumento, tipico della cultura musicale sarda, è costituito da un unico tubo di canna - della lunghezza di 20 centimetri circa - che presenta la parte superiore tagliata in maniera tale da formare un becco, quasi interamente turato con un pezzo dei sughero, attraverso il quale passa il fiato del suonatore.

Il modello suonato nella zona di Ghilarza, chiamato pipiolu del logudoro (area geografica a nord-ovest della Sardegna), presenta nella sua lunghezza un nodo della canna posto tra un grosso foro rettangolare, che sta sotto l'imboccatura, e i tre fori - variamente coperti dalle dita per comporre le melodie -  situati tutti nella parte anteriore.

Nella parte posteriore de su pipiolu è presente, sopra il nodo, un unico foro che ha la funzione di modificare il suono.

Esistono alcune varianti di questo strumento (sulittu della marmilla, pipaiolu della barbagia ecc.).

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